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Una ragazza come (tan)te

Ciao amici,

Gli inizi mi hanno sempre spaventata: il primo giorno di scuola, la prima volta dal dentista, la prima guida in tangenziale, persino la prima chiacchierata con un amico nuovo, eppure, nonostante le mie paure, non vedevo l’ora che questa nuova avventura cominciasse.

Innanzitutto mi presento, mi chiamo Pinetta (magari il perché ve lo dico più in là), ho 21 anni e frequento la facoltà di Lettere Moderne all’università Aldo Moro di Bari. Adoro i classici, la pizza, le città tristi e quelle piene di vita, la cultura giapponese, la Disney, i film vecchi, la mia cagnolina Dedé e la luce dei tramonti.

Se mi chiedessero cos’è per me la felicità non esiterei a ripercorrere mentalmente tutte quelle pagine di letteratura che hanno segnato la mia vita, riuscirei quasi a vedere le strade soleggiate di una nuova città da visitare con una canzone dei Beatles o dei Rolling Stones nelle cuffiette e quasi toccherei con mano le opere senza tempo degli artisti che amo. Respiro aria di gioia ogni giorno nel quale mi sveglio e ho la possibilità di sentirmi in qualche modo legata ad un mondo che ha davvero tanto da offrirmi.

L’obiettivo principale di questo blog è, infatti, quello di condividere, con chi di voi ne avrà voglia, la passione per almeno 4 delle cose che ci permettono di svegliarci felici e pieni di speranza ogni giorno: i libri, il cinema, l’arte e i viaggi. Ci saranno rubriche relative a consigli di letture varie ed eventuali, femminismo, serie tv, film della settimana, videoblog di viaggi in giro per il mondo e tante tante altre cose.

Per chi di voi avesse voglia di scoprire un po’ il mondo di una ragazza come tante e condividere con me le proprie passioni, potete iscrivervi al mio blog, seguirmi sulla pagina instagram “Theworldofpini” e restare aggiornati sui miei prossimi post.

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L’esordio dello Studio Ponoc: all’altezza o no dello studio Ghibli?

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Ciao ragazzi,

Il 14 Giugno è uscito nelle sale italiane il primo film dello Studio Ponoc, “Mary e il fiore della strega“, che ovviamente non volevo perdere per nessuna ragione al mondo. Prima di parlarvi della trama del film, voglio informarvi un po’ sui retroscena.

Mary e il fiore della strega è la terza opera di Hiromasa Yonebayashi , importante animatore e regista giapponese, il quale nel corso di dieci anni ha collaborato all’animazione di otto lungometraggi (tra cui “La città incantata“)  del celebre Studio Ghibli. Con la chiusura ufficiosa di quest’ultimo, Yonebayashi per proseguire la sua carriera di autore accetta l’offerta di Yoshiaki Nishimura, ex-producer del Ghibli, di co-fondare insieme a lui lo Studio Ponoc. Le somiglianze tra i due studi sono evidenti e di fatto si pensa che il Ponoc abbia debuttato con l’intenzione di raccogliere il testimone dell’intramontabile Ghibili, sia per lo sviluppo dei personaggi sia per il tono fiabesco e il ruolo principale dato alla natura e alle ambientazioni.

Mary Smith, è un’esuberante bambina dai capelli crespi color carota, che pur di non annoiarsi durante le vacanze estive trascorse a casa della prozia Charlotte, decide di seguire un gattino nero in una foresta minacciosa, mostrando evidenti richiami a due tra le favole più amate dai bambini: Alice nel Paese delle Meraviglie e Cappuccetto Rosso.
Proprio in questa foresta l’attenzione di Mary sarà attirata dalla presenza di un magico fiore blu  (il fiore della strega) che le permetterà di acquisire poteri magici per un giorno. A cavallo di una scopa imbizzarrita, Mary si ritroverà catapultata nello strano mondo dell’ Endors College (ndr. richiamo ad Hogwarts), diretto dall’esuberante Madama Mumblechook e dal brillante Dottor Dee, i quali trascineranno la protagonista in una rete fitta di avventure, paure ed emozioni uniche.

“Non posso tornare a casa, non da sola! Ho fatto una promessa, torneremo a casa insieme!”

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Ho amato questo film, nel quale non mancano somiglianze con “Kiki, consegne a domicilio” e con “La città incantata“, per la semplicità e la purezza con la quale è riuscito a trasmettere messaggi molto importanti come il rispetto per la natura e gli animali, ma soprattutto il valore dell’amicizia e della parola data. Insomma, per rispondere alla domanda iniziale: Sì, per me è all’altezza dello studio Ghibli nonostante si senta un po’ la mancanza del tocco di Miyazaki. Sono molto fiduciosa!

E voi siete degli appassionati dello Studio Ghibli? Cosa ne pensate dello Studio Ponoc e di questo suo debutto? Avete già visto il film o pensate di vederlo in questi giorni?
Fatemi sapere nei commenti!

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Joker: tra follia, arte e crudeltà.

 

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Ciao ragazzi,

in attesa dello spin-off di Suicide Squad che avrà per protagonista lo psicotico e controverso Joker (Jared Leto) mi è venuta una gran voglia di parlare con voi delle tre interpretazioni del super criminale dei fumetti DC Comics più riuscite nella storia del cinema. Quale delle tre sarà la migliore?

  1. Jack NicholsonNel Batman di Tim Burton del 1989, il Jolly caratterizzato da un perenne ghigno sul volto era interpretato dal grande attore americano, Jack Nicholson. Si tratta di una versione dark  del fumetto di culto Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller (1986) ambientata in una gotica Gotham city. Il nostro villain preferito è in realtà Jack Napier, un criminale intelligente e psicotico che, diventato Joker a seguito della sua caduta in una vasca d’acido, cerca vendetta. Joker è un “uomo” che ama giocare con il sarcasmo, oltre che un cultore dell’arte, talmente appassionato da quest’ultima, da poter essere definito “artista della follia“. Sotto il suo cerone bianco si nasconde un’ironia crudele e inquietante, ma al tempo stesso esilarante.
    Il Joker di Nicholson muore alla fine di Batman, eppure successivamente si decise di riportarlo sullo schermo con un attore diverso, Heath Ledger. La notizia fece infuriare Nicholson, il quale lamentava di non essere stato informato di ciò a tempo debito.

    “Danzi mai con il diavolo nel pallido plenilunio?”

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  2. Heath Ledger
    Nel Cavaliere Oscuro (2008) di Christopher Nolan, Heath Ledger, con la sua incredibile performance, ha innegabilmente lasciato un segno indelebile nella storia del cinema. Il suo, a differenza di quello del Nicholson, è un Joker più drammatico e consapevole, una sorta di “filosofo della follia” che trova l’oggetto del suo culto nel caos. Egli non indossa una maschera fissa, ma bensì un trucco continuamente sbavato e inquietante, ispirato probabilmente da alcuni dipinti di Francis Bacon. Si dice che sul set Ledger portasse sempre con sé il “Diario del Joker” in modo tale da poter entrare meglio nella parte. Pare, inoltre, che egli non adottasse la voce e la risata del Joker durante le prove, ma solo a macchine da ripresa accese, ragion per cui alcuni attori (tra i quali Michael Caine) rimasero talmente stupiti dalla sua performance, da dimenticarsi le proprie battute.

    “La follia è come la gravità, basta una piccola spinta!”

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  3. Jared Leto
    In Suicide Squad (2016) di David Ayer, Jared Leto interpreta un Joker psichedelico e delirante con capelli verde fluo, corpo completamente tatuato, lieve patina bianca in viso, denti placcati d’argento, occhi spiritati ed una sola grande ossessione: Harley Quinn, a cui dedica un amore malato, controverso e spesso perverso. Si tratta di un criminale pazzoide e imprevedibile, caratterizzato da una risata assolutamente indimenticabile.

    “Io non sono qualcuno che può essere amato. Io sono un’idea , uno stato d’animo. Io realizzerò i miei desideri secondo il mio piano e tu dottoressa, non fai parte del mio piano.”

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    Il mio preferito tra i tre Joker è senza dubbio quello interpretato da Heath Ledger, il vostro qual è invece? Considerate Jared Leto all’altezza dei suoi predecessori?
    Fatemelo sapere nei commenti!

Il cinema: l’unica arte che ingloba tutte le altre.

Ciao ragazzi, ecco un vecchio articolo di mio fratello sulla settima arte: il cinema. Fatemi sapere cosa ne pensate!

CINEMANIA!

Nel suo significato più sublime l’arte è l’espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano. Rispecchia le opinioni, i sentimenti e i pensieri dell’artista nell’ambito sociale, morale, culturale, etico o religioso del suo periodo storico.

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Il Cinema è l’ultima arte, la settima, ma non per questo la meno importante, come molti credono. E’ l’unica in grado di inglobare tutte le altre. Il cinema infatti in un’unica opera, ovvero il film, può includere : Architettura, Pittura, Scultura, Musica, Poeasia, Danza e le nuove arti (radio-televisione e fumetto). La musica può inglobare la poesia, la pittura può inglobare la scultura, la danza può inglobare la musica (e viceversa), ma solo il cinema può inglobarle tutte nello stesso identico momento.

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In questo video realizzato da Vugar Efendi vediamo come alcuni registi hanno giocato con l’arte pittorica.

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Kaos, nuova intrigante serie tv su Netflix

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Ciao ragazzi,

Netflix ha da poco annunciato l’uscita di una rivisitazione dark, ma al tempo stesso comica, della mitologia greca, il cui titolo è “Kaos“. La data di uscita non è ancora stata annunciata da Netflix, tuttavia sappiamo che essa sarà scritta dal creatore di un’altra serie tv che ha riscosso un successo pazzesco – “The end of the f***ing world“- Charlie Covell.

Del cast ancora nessuna notizia, l’unica certezza è che la prima stagione sarà divisa in 10 episodi, nei quali verranno esplorate tematiche contemporanee come la politica di genere, del potere e della vita negli inferi.

Personalmente non sto più nella pelle all’idea di potere finalmente vedere una serie di questo calibro, soprattutto perché amo la letteratura greca e tutte le sue rivisitazioni.

E voi cosa ne pensate? Non vedete l’ora che si sappia qualcosa in più su questa serie? Vi è piaciuta anche “The end of the f***ing world“? Lasciatemi un commento qui sotto!

Love, Simon.

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Ciao ragazzi,

ieri ho dato il mio primo esame della sessione estiva (è stato uno strazio), tuttavia lo studio non mi ha impedito di andare al cinema a vedere questo nuovo film per il quale non nutrivo grandi aspettative, ma che mi è sorprendentemente piaciuto.

Perché? Beh, in un periodo nel quale ci si dipinge la faccia con i colori arcobaleno e si intonano cori contro l’omofobia durante il gay pride, ma al tempo stesso si insiste su concetti obsoleti come quello di “famiglia tradizionale” , un film del genere ha lo stesso effetto di una secchiata d’acqua fredda dopo essere stati un’ora ad essiccare sotto il sole. Tutto ciò non perché si tratti di un capolavoro della cinematografia (anzi!), ma perché ha portato sullo schermo un ragazzo esattamente uguale a noi, mostrandoci quanto sia difficile per lui anche solo accettare la propria natura che, per qualche strano motivo, viene considerata “diversa” rispetto alla norma.

Il protagonista, Simon, pur avendo la vita del tipico adolescente americano con tanti amici e una famiglia molto unita, mostra un grande turbamento interiore causato dalla paura di rivelarsi per quello che è: un ragazzo dolcissimo innamorato di una persona del suo stesso sesso. L’incapacità del protagonista anche solo di pronunciare la fatidica frase “Io sono gay”, mi ha fatto riflettere su come ancora oggi la nostra società ci inculchi fin dalla nascita chi dovremmo essere, come dovremmo essere, con cosa dovremmo giocare, chi dovremmo amare e così via… Eppure Simon, con la sensibilità tipica di quell’età, ha dimostrato a tutti quanto effettivamente, un ragazzo gay non abbia nulla di diverso rispetto ad un ragazzo etero.

“Due parole. Due parole del cavolo, e non sono più lo stesso Simon. Ho la mano sulla bocca, e guardo dritto davanti a me. Non so perché pensavo fosse facile.”

Il tema principale trattato dal film è il cosiddetto “coming out“, ossia il coraggio di uscire dal guscio e rivelarsi al mondo per ciò che si è davvero. Ma perché solo i gay devono fare coming out, si chiede Simon, perché invece non possono essere gli etero a doversi svegliare una mattina e dire ai propri genitori “Ciao mamma, ciao papà! Devo parlarvi… Sono etero!” e vedere sul volto quel misto di sconcerto, delusione o passiva accettazione?!  L’attore, Nick Robinson, è riuscito a rendere alla perfezione questo personaggio pieno di vita che dal momento in cui inizia a chattare per email con il misterioso Blue, capisce che è arrivato il momento di dare una svolta alla propria vita.

Ho giudicato questo film leggero, a momenti trash, spassoso, ma al tempo stesso pieno di spunti sui quali riflettere. Se tutto questo non vi ha ancora convinto ad andarlo a vedere al cinema, allora vi informo che una delle attrici presenti è la bellissima Katherine Langford (Hannah Baker di “Tredici“).

Qualcuno di voi ha visto questo film o letto il libro? Fatemelo sapere nei commenti. Un abbraccio a tutti!

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Wish list del mese

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Ciao a tutti lettori, vi è mai capitato di essere pieni di impegni fino al collo eppure trovare sempre del tempo per compilare una “wish list” di libri da leggere e film da vedere? A me capita di continuo, tanto che probabilmente se avessi perso meno tempo a compilare liste di questo tipo, probabilmente ora sarei già laureata!

Anyway, la lista di questo mese è abbastanza varia:

  1. La famiglia di Ed Sanders, un thriller pazzesco che racconta la storia dei vari omicidi che hanno macchiato l’America degli anni ’60, di cui la mente era l’inquietante Charles Manson, posto a capo di un gruppo di giovani cittadini statunitensi i quali vivevano errabondi nel Topanga Canyon sotto la sua guida. La ragione che mi porta a desiderare questo libro con tutta me stessa è che il 9 Agosto del 2019 uscirà niente di meno che il nuovo film di Quentin Tarantino “Once upon a time in Hollywood“, altresì detto “Manson Movie”, che tratterà appunto la storia di questa terribile banda di hippie assassini. Non vedo l’ora di vedere il film, ma soprattutto di leggere queste 672 pagine di pura follia. Adoro!
  2. I figli del male” di Antonio Lanzetta, thriller avvincente che ha per protagonisti due uomini (gli stessi del suo romanzo precedente, “Il buio dentro” ) Damiano e Flavio, segnati nel corpo e nella mente da un immenso dolore che saranno costretti ad affrontare a denti stretti. La storia mi affascina in particolar modo per il suo protagonista, ovvero uno scrittore diventato famoso ricostruendo i casi di cronaca nera che pur tentando di non farsi più coinvolgere da un passato pieno di sangue e morte, si ritroverà sempre intrappolato nella stessa rete.
  3. La canzone di Achille” di Madeline Miller, una sorta di retelling della guerra di Troia. Non spaventatevi però, perché gli scenari di sangue, guerra e morte verranno messi in secondo piano rispetto alla storia di amore e morte tra Achille e Patroclo che sarà la protagonista indiscussa di questa fantastica opera scritta da una docente di antichità classica capace di rendere moderne e interessanti storie che risalgo al periodo a.c., senza mai cadere nel trash (non troppo almeno!).

Bene amici, questi sono i tre libri della mia attuale wish list. Cosa ne pensate? Vi interesserebbe leggerli?

PS: C’è qualche appassionato di Tarantino per caso? Se sì, non vedo l’ora di conoscerlo!