Una ragazza come (tan)te

Ciao amici,

Gli inizi mi hanno sempre spaventata: il primo giorno di scuola, la prima volta dal dentista, la prima guida in tangenziale, persino la prima chiacchierata con un amico nuovo, eppure, nonostante le mie paure, non vedevo l’ora che questa nuova avventura cominciasse.

Innanzitutto mi presento, mi chiamo Pinetta (magari il perché ve lo dico più in là), ho 21 anni e frequento la facoltà di Lettere Moderne all’università Aldo Moro di Bari. Adoro i classici, la pizza, le città tristi e quelle piene di vita, la cultura giapponese, la Disney, i film vecchi, la mia cagnolina Dedé e la luce dei tramonti.

Se mi chiedessero cos’è per me la felicità non esiterei a ripercorrere mentalmente tutte quelle pagine di letteratura che hanno segnato la mia vita, riuscirei quasi a vedere le strade soleggiate di una nuova città da visitare con una canzone dei Beatles o dei Rolling Stones nelle cuffiette e quasi toccherei con mano le opere senza tempo degli artisti che amo. Respiro aria di gioia ogni giorno nel quale mi sveglio e ho la possibilità di sentirmi in qualche modo legata ad un mondo che ha davvero tanto da offrirmi.

L’obiettivo principale di questo blog è, infatti, quello di condividere, con chi di voi ne avrà voglia, la passione per almeno 4 delle cose che ci permettono di svegliarci felici e pieni di speranza ogni giorno: i libri, il cinema, l’arte e i viaggi. Ci saranno rubriche relative a consigli di letture varie ed eventuali, femminismo, serie tv, film della settimana, videoblog di viaggi in giro per il mondo e tante tante altre cose.

Per chi di voi avesse voglia di scoprire un po’ il mondo di una ragazza come tante e condividere con me le proprie passioni, potete iscrivervi al mio blog, seguirmi sulla pagina instagram “Theworldofpini” e restare aggiornati sui miei prossimi post.

Ireland

 

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3 film da non perdere al cinema!

Carissimi lettori,
ancora una volta devo scusarmi per l’assenza, purtroppo l’ultimo anno universitario è molto impegnativo e devo ancora riacquisire l’equilibrio tra i miei vari impegni perso durante le vacanze natalizie. Tutto questo studio, però, non mi ha impedito di frequentare il cinema assiduamente come al solito.
Anche se è tardi per vederlo in sala, vi consiglio di recuperare in streaming “Maria regina di Scozia”, film stupendo sulla mia amata Mary Stuart, con le bellissime e bravissime Saoirse Ronan e Margot Robbie.
Al cinema, invece, trovate numerosissimi film candidati agli oscar, tra questi vi consiglio:

  1. La favorita
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    Trama: L’Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono mentre l’amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana.
    Quando l’affascinante Abigail Masham (Emma Stone) arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva.
    Per Abigail è l’occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana. Grazie all’amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno – donna, uomo, politica, coniglio – di intralciarle la strada.
    Questo film è stranissimo, ma l’ho amato dall’inizio alla fine per il cast, per i vestiti, per la scenografia e per gli intrighi di corte (adoro!).
    Durata: 120 min
    Genere: Drammatico, storico
    Regia: Yorgos Lanthimos

  2. Green Book
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    Trama: New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.
    Profumo di OSCAAAAR!
    Durata: 130 min
    Genere: Drammatico
    Regia: Peter Farrelly
  3. Il primo re
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    Trama: I due protagonisti sono Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi), due fratelli gemelli che vivono in pace, allevando le loro pecore. Travolti da una spettacolare piena del fiume Tevere, vengono catturati, assieme ad altri – dai crudeli guerrieri di Alba Longa. Grazie alla loro astuzia e alla loro forza, riescono a fuggire assieme agli altri prigionieri, portando con loro una vestale (Tania Garribba) e il Sacro Fuoco che custodisce. Da quel momento in avanti, con Romolo gravemente ferito, dovranno lottare per la sopravvivenza, attraversando foreste oscure e affrontando feroci nemici e dovranno fare i conti con un Destino divino che metterà i due fratelli di fronte a scelte difficili e a confrontarsi con la loro voglia di esercitare il libero arbitrio. Fino al raggiungimento delle sponde del Tevere, e alla fondazione di una nuova civiltà. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.
    Supportiamo il cinema italiano!
    Durata: 127 min
    Genere: Drammatico
    Regia: Matteo Garrone

    Detto ciò, aspettatevi di tutto in questi giorni perchè sto preparando una sorpresa firmata Gossip Girl. Kiss kiss!

 

Le mie letture preferite del 2018

Salve lettori,
mi scuso in anticipo per l’assenza di questo mese, tra i vari esoneri universitari e le abbuffate in famiglia ho avuto davvero poco tempo da dedicare al blog, ma bando alle ciance sono tornata e sono prontissima a parlarvi dei miei tre libri preferiti del 2018.
Solo tre? Beh si, stupisce anche me questo numero ristretto. Devo essere onesta, quest’anno non mi sono dedicata tanto ai miei gusti quanto alle nuove uscite e alle mode letterarie che ritenevo di dover leggere per accontentare una parte della mia cerchia di lettori. Quindi si, ho dato 5 stelline solo a tre libri, ma vi assicuro che si tratta di tre piccole perle imperdibili. Iniziamo subito.

  1. Il racconto dell’ancella, Margaret Atwood

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    In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le “ancelle”, sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè “di Fred”, il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di “prima”…

    Vi ho già parlato di questo gioiellino in un altro articolo che potete tranquillamente recuperare qui sul blog.
    In ogni caso questo libro è una chicca impregnata di distopie, femminismo e terrore. Penso spesso a come potremmo reagire noi se succedesse una cosa del genere nel nostro paese, mi domando se sia ancora possibile che le donne vengano considerate soggetti inferiori da tenere sotto controllo, eppure non bisogna guardare troppo lontano per trovare società di questo genere.
    Non mi dilungherò qui a parlare della condizione della donna, tuttavia consiglio a tutti di leggere questo libro stupendo e di guardare la serie tv che ne è stata tratta.

  2. Il sognatore, Laini Taylor

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    È il sogno a scegliere il sognatore, e non il contrario: Lazlo Strange ne è sicuro, ma è anche assolutamente certo che il suo sogno sia destinato a non avverarsi mai. Orfano, allevato da monaci austeri che hanno cercato in tutti i modi di estirpare dalla sua mente il germe della fantasia, il piccolo Lazlo sembra destinato a un’esistenza anonima. Eppure il bambino rimane affascinato dai racconti confusi di un monaco anziano, racconti che parlano della città perduta di Pianto, caduta nell’oblio da duecento anni: ma quale evento inimmaginabile e terribile ha cancellato questo luogo mitico dalla memoria del mondo? I segreti della città leggendaria si trasformano per Lazlo in un’ossessione. Una volta diventato bibliotecario, il ragazzo alimenterà la sua sete di conoscenza con le storie contenute nei libri dimenticati della Grande Biblioteca, pur sapendo che il suo sogno più grande, ossia vedere la misteriosa Pianto con i propri occhi, rimarrà irrealizzato. Ma quando un eroe straniero, chiamato il Massacratore degli Dèi, e la sua delegazione di guerrieri si presentano alla biblioteca, per Strange il Sognatore si delinea l’opportunità di vivere un’avventura dalle premesse straordinarie.

    Chi mi conosce sa che non ho mai apprezzato molto i fantasy young adult, tuttavia quest’anno ho cercato di leggerne il più possibile per riuscire a farmi un parere e capire se effettivamente non fanno al caso mio. Ero certa di no, nessuno riusciva a colpirmi, poi all’improvviso mi è capitato tra le mani questo piccolo capolavoro di Laini Taylor e ho capito che dovevo dargli una possibilità. Mi sono innamorata non solo dello splendido worldbuilding, ma anche e soprattutto dei suoi personaggi.
    Lazlo è finalmente un protagonista non-convenzionale. Dopo aver letto di mille eroi muscolosi, forti e coraggiosi, finalmente ho conosciuto un protagonista diverso, un vero topo da biblioteca con una fantasia quasi insuperabile. Inutile dirvi che il finale mi ha scioccata totalmente tanto che è da luglio che aspetto con ansia l’uscita del secondo volume, Musa degli incubi, che arriverà in Italia il giorno di San Valentino.

  3. L’amica geniale, Elena Ferrante

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    Il romanzo comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L’autrice scava nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati. Si tratta di quel genere di libro che non finisce. O, per dire meglio, l’autrice porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell’infanzia e dell’adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto.

    Questo è il romanzo che forse più mi ha conquistato quest’anno. Le due protagoniste mi sono talmente tanto entrate nel cuore che faccio fatica a credere che non esistano realmente. L’amica geniale non parla solo della vita di Elena e Lila che da essere bambine le vediamo diventare anziane, ma parla anche della chiusura mentale della loro società, dei pregiudizi, dei pettegolezzi, dell’importanza di una buona istruzione, degli amori infiniti, della politica ed è sorprendentemente intriso di femminismo. Lila è una delle protagoniste più speciali che incontrerete nel vostro percorso di lettura, quindi vi consiglio di mettere da parte pregiudizi di ogni genere e farvi trasportare completamente dalla magica penna di Elena Ferrante. Ps: la serie tv è bellissima, ma il libro merita molto di più.

Off Broadway: il nuovo singolo dei The likes of me che conquista il web.

Quante volte avete ripetuto la frase “Sarei voluto nascere negli anni ’60 o ’70 per essere testimone degli anni della vera musica pop e rock”? Quante volte vi capita di cambiare stazione radio all’infinito senza trovare nulla di conforme ai vostri gusti?
Quante volte vi siete sentiti distanti dalla musica trap o “rap” della vostra generazione? Ma soprattutto quante volte avete desiderato di scoprire un nuovo gruppo musicale che fosse più vicino a voi? Se avete risposto “tante” ad almeno una di queste domande vi consiglio di correre ad ascoltare questo gruppo musicale.

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I The likes of me, nati nel 2017 dall’intento dei suoi membri di creare un pop elegante, uniscono una rilettura della musica classica e contemporanea al pop mininalista , dando vita ad un Baroque – pop contemporaneo. L’autore, chitarrista e frontman del gruppo è Andrea Maraschi, professore di storia medievale nell’Università degli studi di Bari Aldo Moro, mentre il produttore, compositore e arrangiatore è il danese Stephen Larsen. Rimasti entrambi delusi dai linguaggi accademici di quel campo, decidono di dedicarsi ad altro finché nel 2017 fondano i The likes of me, le cui prime tracce vengono prodotte a tremila chilometri di distanza, tra Reykjavik e Roma. Attualmente all’interno del gruppo ritroviamo anche Giancarlo “Gianka” Cornetta dei Velvet alla batteria, Danilo Felicetti alla chitarra e Chiara Bevilacqua al basso.

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 Off Broadway, oltre a godere di un video musicale capace di trasportare gli ascoltatori in una sorta di bolla di sapone dove la realtà sembra essere sospesa tra l’eleganza del teatro, la bellezza senza pretese della protagonista e l’atmosfera sofisticata prodotta dal ritmo, è una canzone marcata da un testo profondo e dolcissimo che tratta l’incomunicabilità degli esseri umani. Di fatto inizialmente vediamo la protagonista (Denise Tantucci) spaesata nel momento in cui si apre il sipario, mentre possiamo facilmente scorgere un uomo (Edoardo Purgatori) seduto nelle file di dietro, incapace di farsi coraggio e parlarle. La difficoltà dell’approccio, l’incapacità di parlarsi fanno da sfondo ad un’atmosfera quasi magica dalla quale farsi rapire è un modo come un altro  per celebrare la bellezza.
Quell’uomo, alla fine, trova il coraggio di alzarsi e farsi avanti.
Al contatto tra i due sembra verificarsi la magia di quando, tra miliardi di persone, si riesce a trovare qualcuno che, come cita la canzone, sia “the same as you”, così come te.

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La serie tv più femminista del momento: The marvelous mrs Maisel.

La serie nata dalla penna di Amy-Sherman Palladino, già sceneggiatrice e creatrice di due serie cult come Pappa e Ciccia e Una mamma per amica, ha riscosso un successo mondiale, ricevendo ben 5 Emmy Awards e diventando uno dei fenomeni mediatici cult del momento. La cosa non ci stupisce soprattutto in un periodo determinato da grandi lotte femministe e continui scandali di molestie sessuali come il nostro.

Trama:

Miriam “Midge” Maisel è una casalinga ebrea che vive a New York nel 1958. Suo marito Joel tenta, con scarso successo, di esibirsi come comico. Midge aiuta Joel fornendo dei feedback positivi sui suoi spettacoli, ma ad un certo punto scopre che Joel ha rubato una battuta a Bob Newhart. Una notte, dopo una prestazione particolarmente ruvida, Joel confessa a Midge che ha una relazione con un’altra persona e la lascia. Midge va dalla sua famiglia per chiedere sostegno, ma riceve soprattutto critiche per la sua scelta di sposare Joel. Dopo essersi ubriacata, Midge torna nel Comedy Club, dove Joel si esibisce, improvvisa uno spettacolo con tema la propria situazione sentimentale e in conclusione mostra il seno a dimostrazione di quanto sia attraente. Ovviamente viene arrestata e portata in carcere per atti osceni in pubblico. La mattina seguente, al suo rilascio, incontra il comico Lenny Bruce, anch’egli in fase di scarcerazione. Bruce avverte Midge che l’ambiente della comicità è tremendo, ma Midge prende la sua opinione come un incoraggiamento e si riunisce con Susie, una dipendente del Comedy Club, per affinare il suo pezzo comico.

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Perché Midge è un grande esempio di femminismo?

Innanzitutto Midge è una donna elegantissima e molto attenta alla cura del suo aspetto, in poche parole una donna che non ha bisogno di fingersi appassionata di calcio, poco curata e di dire “Io sono un mezzo maschio” per poter piacere agli altri.
Midge è semplicemente splendida nei suoi lunghi cappotti di marca con i morbidi riccioli castani che le toccano la spalla, eppure nelle prime puntate notiamo quanto in realtà sia insicura. Ogni notte finge di addormentarsi accanto a suo marito e successivamente corre in bagno a mettersi creme e bigodini di nascosto per poi svegliarsi ogni mattina una mezz’ora prima, far scomparire le tracce del misfatto e farsi trovare profumata e truccata in maniera perfetta nel letto accanto al suo uomo appena sveglio.
Tutto questo, però, non basta ad evitare che il marito la tradisca con la sua segretaria (cliché sempre attuale) costringendo i due alla separazione e provocando la disperazione dei genitori molto all’antica di Midge che le danno la colpa di tutto dicendo che molto probabilmente lei non è stata abbastanza brava o bella.
La separazione, tuttavia, ha anche i suoi lati positivi: la cosiddetta “signora Maisel” di fatto scopre, proprio in questo momento tragico della sua esistenza, di avere una forza incredibile dentro di sé che, mischiata alla sua autoironia e simpatia, le permette di rialzarsi e affrontare questa situazione.

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Vediamo così una trasformazione incredibile da “Mrs Maisel” mogliettina perfetta a “The marvelous Mrs Maisel”, donna dalle mille sfaccettature capace di intrattenere un pubblico con le sue qualità da cabarettista che ci vengono mostrate all’interno di mini-spettacoli nei quali Midge, con tagliente sarcasmo, parla al pubblico delle sue disgrazie nella vita privata facendo ironia sugli uomini, in particolar modo sui mariti, e sul matrimonio in sé.

Difficilmente riuscirete a staccare gli occhi dallo schermo dopo aver conosciuto questa splendida ragazza. Io personalmente non vedo l’ora che arrivi il 5 dicembre per vedere la seconda stagione!

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Recensione: Il canto di Penelope – Margaret Atwood.

Lettori, oggi con immensa gioia vi parlo di un libro da leggere tutto d’un fiato che ha completamente conquistato il mio cuore: Il canto di Penelope.

Trama:
Dall’Ade, dove può finalmente dire la verità senza temere la vendetta degli dèi, Penelope, moglie di Ulisse, racconta la sua storia. Figlia di una ninfa e del re di Sparta, da bambina rischia di essere affogata dal padre, turbato da una profezia. Sposa di Ulisse, subisce le angherie dei suoceri, vede scoppiare la guerra di Troia a causa della sciocca cugina Elena, e dopo anni di solitudine deve respingere l’assalto dei Proci. Al ritorno di Ulisse assiste angosciata alla vendetta che colpisce le ancelle infedeli e perciò impiccate; e la morte di quelle fanciulle che le erano amiche la perseguita anche nell’Ade. Il romanzo riscrive il mito greco attingendo a versioni diverse da quelle confluite nell’Odissea, secondo un punto di vista femminile.

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Recensione:
Devo ammettere, non senza grande vergogna, che mi sono avvicinata alla letteratura greca soltanto grazie ad un esame universitario del secondo anno. Un esame difficilissimo che mi ha tenuta sveglia diverse notti, badate bene, non per l’angoscia, ma bensì per la curiosità della nuove conoscenze che avrei acquisito il mattino seguente.
Penelope, Elena, Circe, Odisseo, Achille, Paride, Afrodite, Teti ecc… per me erano all’epoca soltanto nomi celebri appartenenti ad una realtà troppo distante rispetto alla mia.
Studiare le loro storie tramite la letteratura mi ha insegnato a conoscerli, leggere i vari retelling mitologici mi ha insegnato ad amarli.

Margaret Atwood, oltre ad essere un immenso esempio di vita, è riuscita ad esprimere attraverso questo libricino di sole 150 pagine tutta la sofferenza e l’angoscia di una moglie che per ben vent’anni ha dovuto aspettare il ritorno dell’uomo che amava, senza nemmeno avere la certezza che egli fosse ancora vivo. Penelope non è solo l’immagine della pazienza, della donna bruttina ma intelligente, della moglie perfetta, no.
Penelope è una donna a tutto tondo capace di una gamma infinita di emozioni: la gelosia nei confronti di Elena, la paura nei confronti del padre, la delusione nei confronti del figlio, la rabbia nei confronti dei pretendenti più asfissianti, l’amore nei confronti di Odisseo e l’affetto per le sue dodici ancelle, i suoi “occhi”, le sue figlie mancate che ha dovuto veder morire a causa del suo tanto adorato marito.
Le ancelle, infatti, sono la colonna portante dell’opera e la loro storia trova il suo nodo principale nel processo ad Odisseo ambientato nel XXI secolo e presentato dalla Atwood nelle ultime dieci pagine del libro.
Odisseo, di fatti, dopo essere tornato ad Itaca nei panni di un vecchio mendicante, supera tutte le prove ordite da Penelope per scegliere il suo futuro marito e, una volta vinto, uccide sia i cento pretendenti, per timore di una loro futura vendetta, sia le dodici ancelle di Penelope che avevano, a suo dire, la colpa di essersi fatte stuprare da quegli uomini senza il consenso del loro padrone. Da questo paradosso si sviluppa tutto il dibattito relativo alla “colpa” che ha come perno centrale il concetto di stupro e il suo cambiamento di significato dall’epoca greca ad oggi.
Le ancelle ormai sono morte, non c’è nulla che si possa fare per loro, ma per Odisseo una punizione c’è: egli sarà perseguitato dalle Erinni, demoni che assumeranno il volto delle dodici ancelle assassinate, per tutte le sue future vite, qualsiasi aspetto egli assumerà, senza mai trovare scampo.

C’è una punta di trash nel libro quando si parla di invocazioni, cartomanti e delle varie vite di Odisseo che addirittura diventa broker finanziario, tuttavia esso ci apre gli occhi su tematiche quantomai attuali e importanti, inoltre ci permette di osservare un personaggio storico celebre come Penelope anche da altre prospettive.

Fatemi sapere cosa pensate di questo piccolo gioiellino nei commenti.
A presto!

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Van Gogh e il colore della felicità.

Vincent van Gogh (1853-1890) è stato un pittore olandese, oggi considerato il pioniere dell’arte contemporanea, padre dell’Espressionismo ed emblema dell’artista tormentato.
Egli fu autore di quasi novecento dipinti e più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi non portati a termine, nonostante ciò in vita ebbe poca fortuna e di fatto si narra che riuscì a vendere solo uno di tutti i suoi dipinti.
Dopo una (breve) vita tormentata, all’età di 37 anni il pittore si suicidò.

“Così come in algebra due affermazioni false ne danno una vera, così spero che il prodotto dei miei insuccessi si concluda con un successo.”

Vincent, come la maggior parte degli artisti, non era una persona particolarmente equilibrata e pare che in parte le cause della sua instabilità derivassero da alcuni colori altamente tossici che utilizzava. Egli era inoltre affetto da xantopsia, ovvero una distorsione della percezione che gli faceva vedere il mondo intorno più giallo di quanto non fosse nella realtà e questo non solo spiegherebbe l’ossessione per il colore che caratterizzava i suoi quadri, ma ci aiuterebbe anche a guardare con una diversa ottica i suoi dipinti.

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Quelle pennellate di colore che, all’aumentare della sua ormai diagnosticata epilessia, diventano sempre più forti rappresentano un po’ la sua condizione psichica.
Si diceva che Van Gogh inghiottisse il colore giallo nella speranza di portare un po’ di felicità nella sua vita.

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Elite : la dose quotidiana di trash di cui tutti abbiamo bisogno.

Buona sera ragazzi,
ieri avrei meritato una laurea ad honorem in binge-watching perché in ben 9 ore ho finito tutta la nuova Serie TV che ha conquistato il mondo dei netflixiani: élite.

Sinossi:
Las Encinas è la scuola più esclusiva della Spagna, dove l’elite manda i propri figli a studiare. Tre ragazzi della classe operaia vengono ammessi proprio a Las Encinas dopo il crollo della loro scuola e la decisione del consiglio locale di distribuire gli studenti in diversi istituti dell’area. Lo scontro tra chi possiede tutto e chi non ha nulla da perdere crea una tempesta perfetta, che si conclude con un omicidio. Chi si cela dietro il crimine? Uno dei nuovi arrivati? O c’è qualcosa di più profondo che si nasconde sotto la superficie?

Elite è un teen drama che si tinge di noir, ambientato in un ricco college spagnolo in cui si consuma una sorta di lotta di classe 2.0 tra gli adolescenti di oggi. I figli delle élite contro quelli delle classi sociali più svantaggiate, un omicidio che sconvolgerà le loro vite e il mistero del colpevole da risolvere: questi sono gli ingredienti che fanno di questa serie drammatica adolescenziale un incrocio tra le dinamiche relazionali di Gossip Girl e i misteri di How To Get Away With Murder in versione spagnola, anche se a me ricorda tantissimo anche la storia di Tredici.

Ci sono milioni di ragioni per criticare questa Serie sia da un punto di vista puramente tecnico sia per gli immensi buchi della trama, tuttavia non si può dire che élite non catturi completamente l’attenzione dello spettatore e di fatti ieri mi avete scritto in tantissimi che anche voi l’avete divorata in un battibaleno.
Vi elenco quì i motivi (compresi numerosi SPOILERper i quali, secondo il mio modesto parere, questa serie ci ha conquistati tutti:

  1. Gùzman: questo motivo non ha rivali e penso sia valido per tutti, sia donne che uomini. Gùz non solo è un gran bel pezzo di manzo, ma è anche il personaggio che incarna al meglio il percorso di crescita e cambiamento. Nella prima puntata forse lo avete odiato così tanto da non volerlo vedere nemmeno in fotografia, ma poi pian piano il suo atteggiamento è cambiato ed insieme ad esso il vostro sentimento nei suo comporti. L’amore per Nadia nato come una scommessa, trasformato in una sfida con se stesso e diventato infine motivo di cambiamento per Gùzman, è forse la cosa che maggiormente ho apprezzato nella serie.
    All’inizio Gùz è solo un figlio di papà accecato da falsi miti come quello della “famiglia del mulino bianco” e della classificazione sociale che distingue e allontana tanto i poveri quanto i parvenus. Sarà il trascorrere più tempo con una ragazza cresciuta con una cultura e dei principi completamente differenti a fargli aprire gli occhi e capire che non è tutto oro quello che luccica, ma soprattutto che non è solo il denaro a contare nella vita.
    Devo ammettere che nel finale l’ho visto come regredire tantissimo perché sembra essersi completamente arreso al suo destino, nonostante ciò sono sicura che nella seconda stagione ci riserverà numerose sorprese.
    Ps: no dico, avete visto il suo sorriso? Ok, basta.

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  2. Le tematiche trattate:
    Non sempre lo fa nella maniera giusta, su questo non c’è dubbio, tuttavia élite è sicuramente una serie a tuttotondo capace di trattare qualsiasi tematica di interesse quotidiano: omosessualità, islamofobia, lotta di classe, AIDS, diversità, rapporto con i genitori e così via…
    Può sembrare una banalità, ma credo che la serie sia riuscita a trattare con tranquillità argomenti tabù per i giovani d’oggi dando informazioni importanti e necessarie su una malattia come l’AIDS, della quale altrimenti probabilmente non si sarebbe informato nessuno che non ne fosse affetto.

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  3. Tabù che diventa quotidianità:
    Come vi ho già chiesto la Serie tocca milioni di argomenti tabù e sembra che la maggior parte si concentri all’interno della stessa famiglia, quella di Marina e Gùzman: dove il padre è un truffatore che nel tempo libero si fa di cocaina in giacca e cravatta, la madre è una sottospecie di sottomessa, il figlio è il classico ragazzino ricco e viziato (solo all’inizio, poi lo amiamo tutti) e la figlia ha l’AIDS, si innamora solo di ragazzi pericolosi e problematici, si fa spinelli e pillole fino a stare male e, come se tutto questo non bastasse, sta insieme a due fratelli contemporaneamente.
    Altro argomento trattato con delicatezza è il ruolo del padre nella famiglia musulmana, la totale chiusura di un padre spaventato dalla cultura occidentale che teme che i suoi due figli si lascino trasportare sulla via della perdizione.
    Nonostante ciò il tabù più trash e divertente di tutti è il threesome che è un po’ alla base della quasi-morta storia d’amore che lega due ricchi “figli di”, destinati a stare insieme per sempre. Non c’è una ragione valida nell’inserire all’interno di ogni puntata almeno 4 scene di threesome che non sia la volontà di aggiungere un pizzico di trash sempre e comunque. Tuttavia devo dire che mi ha fatto ridere e riflettere anche questo.

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  4. La rappresentazione della difficoltà dei rapporti umani:
    E’ brutto da dire, ma non c’è niente di più vero: accettare il “nuovo” o il “diverso” è difficile, soprattutto per ragazzini ricci e viziati abituati a sopportare solo la presenza l’uno dell’altro. Il cambiamento è come un uragano, nessuno ne rimane illeso. La lotta di classe sembra un argomento ormai old fashioned, invece fa ancora parte della nostra realtà, per non parlare poi del razzismo e della islamofobia.
    Odiando Lucrecia per la sua altezzosità e amando la trasformazione di Gùzman forse un po’ tutti apriremo gli occhi su quelli che sono i veri valori… e la diversità fa sicuramente parte di essi.

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    Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.