Una ragazza come (tan)te

Ciao amici,

Gli inizi mi hanno sempre spaventata: il primo giorno di scuola, la prima volta dal dentista, la prima guida in tangenziale, persino la prima chiacchierata con un amico nuovo, eppure, nonostante le mie paure, non vedevo l’ora che questa nuova avventura cominciasse.

Innanzitutto mi presento, mi chiamo Pinetta (magari il perché ve lo dico più in là), ho 21 anni e frequento la facoltà di Lettere Moderne all’università Aldo Moro di Bari. Adoro i classici, la pizza, le città tristi e quelle piene di vita, la cultura giapponese, la Disney, i film vecchi, la mia cagnolina Dedé e la luce dei tramonti.

Se mi chiedessero cos’è per me la felicità non esiterei a ripercorrere mentalmente tutte quelle pagine di letteratura che hanno segnato la mia vita, riuscirei quasi a vedere le strade soleggiate di una nuova città da visitare con una canzone dei Beatles o dei Rolling Stones nelle cuffiette e quasi toccherei con mano le opere senza tempo degli artisti che amo. Respiro aria di gioia ogni giorno nel quale mi sveglio e ho la possibilità di sentirmi in qualche modo legata ad un mondo che ha davvero tanto da offrirmi.

L’obiettivo principale di questo blog è, infatti, quello di condividere, con chi di voi ne avrà voglia, la passione per almeno 4 delle cose che ci permettono di svegliarci felici e pieni di speranza ogni giorno: i libri, il cinema, l’arte e i viaggi. Ci saranno rubriche relative a consigli di letture varie ed eventuali, femminismo, serie tv, film della settimana, videoblog di viaggi in giro per il mondo e tante tante altre cose.

Per chi di voi avesse voglia di scoprire un po’ il mondo di una ragazza come tante e condividere con me le proprie passioni, potete iscrivervi al mio blog, seguirmi sulla pagina instagram “Theworldofpini” e restare aggiornati sui miei prossimi post.

Ireland

 

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Gli amori infiniti: è giusto rincorrersi per tutta la vita?

Buongiorno lettori,
ieri mi sono dedicata alla lettura di un manga stupendo intitolato “5 cm al secondo” che parla di due bambini delle elementari, Akari e Takaki, che si conoscono a scuola e poi, avendo in comune l’hobby della lettura, diventano molto amici. Un giorno purtroppo Akari scopre di doversi trasferire in una città distante tre ore da Tokyo e i due sono costretti ad accettare l’idea di vivere una vita intera lontani dal proprio amore.
Si rincontrano soltanto una volta prima che anche Takaki cambi città e in quella sera del 4 marzo, i due si scambiano una promessa silenziosa, quella di amarsi per il resto della loro vita. Una promessa che Takaki non dimenticherà mai.

Possono passare anni, puoi cambiare mille città, iscriverti a corsi di calcio, surf, tiro con l’arco, farti nuovi amici, tenerti impegnato con lo studio, pensare al tuo futuro, conoscere persone nuove… puoi persino avere altre relazioni sentimentali, ma finché il tuo cuore continuerà a fissare un punto lontanissimo, non ti renderai mai conto di quello che hai davanti a te. E’ stato così per Takaki, ha vissuto una vita a metà, intrecciando rapporti nei quali non metteva nemmeno una minima parte di se stesso, creando un muro che lo divideva dal resto del mondo, vivendo nella consapevolezza che solo una persona avrebbe potuto salvarlo. Una persona che però non sarebbe mai tornata.
Così, Takaki ha continuato a vivere nel passato, creando attorno a sé dei vuoti incolmabili nei quali le persone che provavano ad avvicinarglisi, inevitabilmente cadevano. Vivere nel passato ci fa soffrire, non ci permette di apprezzare ciò che di bello abbiamo affianco a noi, ci fa gustare la nostra esistenza sulla terra soltanto a metà.
Poco prima di sposarsi con un altro uomo, Akari riapre una scatola nella quale conservava tutti i suoi ricordi e ci trova la lettera che da bambina aveva scritto per Takaki, ma che non aveva mai consegnato. Guardando quella lettera gli occhi di Akari sembrano quasi voler dire “Perdonami Takaki per non aver rischiato”. Ormai, però, è troppo tardi, il matrimonio si avvicina e i contorni del volto di Takaki si fanno sempre più confusi nella sua memoria.

Takaki, dopo tre anni in una relazione sterile, confessa alla sua fidanzata i sentimenti che tutt’ora prova per quella ragazza che aveva conosciuto alle elementari. Sentimenti, finora inespressi, che lo avevano tenuto prigioniero di se stesso.
Una relazione finisce così, con una donna che capisce che non potrà mai essere ricambiata da un uomo che vive nel passato.

Ma qual è la migliore soluzione per Takaki, fidanzarsi finalmente con Kanae, la ragazza che lo stava aspettando da anni? Siamo sicuri che riuscirà mai a stare bene con qualcuno che non sia Akari?

Il destino a volte sembra prendersi gioco di noi mettendo sui nostri passi qualcuno che inevitabilmente prima o poi dovrà continuare il suo percorso altrove. Qualcuno con cui condividiamo solo una breve tratta, ma guarda caso proprio quella che resterà per sempre impressa nel nostro cuore. Cosa fare allora se incontriamo l’amore della nostra vita e lo perdiamo in un soffio di vento? Creare una barriera che ci divida dal resto del mondo come ha fatto Takaki o cercare di vivere lo stesso come ha fatto Akari?

Alla fine di questa triste storia, chi potrà dirsi realmente felice?
Forse soltanto colui che ha avuto il coraggio di rischiare, la capacità di restare integro e la pazienza di aspettare fino all’ultimo, perché potrà infine andare avanti con la propria vita senza avere rimpianti.

Eppure io continuo a credere che un giorno si rincontreranno di nuovo…

… e neanche quel giorno sarà quello giusto perché certi amori il destino li desidera e al tempo stesso li ostacola.

Certi amori fanno paura persino a lui.

 

Recensione: Due cuori in affitto, Felicia Kingsley.

TITOLO: Due cuori in affitto

AUTRICE: Felicia Kingsley

EDITORE: Newton compton editori

GENERE: Contemporary romance

PAGINE: 351

TRAMA: Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è un vero newyorkese. Lei aspira a diventare una sceneggiatrice di successo, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre nella classifica dei libri più venduti. Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è single per vocazione. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due sigarette, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze negli Hamptons, che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Qualcuno se ne deve andare, ma tutti e due hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni…

COMMENTO: Per essere stato il mio primo romance, devo dire che è stata un’esperienza fantastica. Ero scettica nei confronti di questo genere finché non ho deciso che prima di affermare a priori che il romance non rientra nei miei gusti, dovevo leggerne almeno uno e così ho deciso di iniziare con questa chicca di Felicia Kingsley.
Perché ho scelto proprio questo? Onestamente perché il titolo mi ricordava una serie televisiva degli anni ’80 (“Tre cuori in affitto”) che mia madre mi faceva vedere ogni sera quando ero piccola. Ho trovato questo libro quasi per caso eppure è stato un toccasana per queste due giornate infernali e piene di studio e problemi.
Con il suo stile semplice e divertente, Felicia è riuscita a strapparmi un sorriso e farmi desiderare di non uscire più di casa pur di restare in compagnia di quel folle di Blake e della  simpaticissima Summer.
Era chiaro fin da subito come sarebbe finita la storia eppure mi sono lasciata trasportare pagina dopo pagina dall’ironia pungente dei due protagonisti, dalle loro avventure e disavventure e soprattutto dalla descrizione delle stupende ville degli Hamptons che mi ha fatto sognare di trasferirmi a vivere in America.
Quei due piccoli cactus in affitto hanno conquistato il mio cuore così tanto che ho già comprato un altro libro della Kingsley, “Una cenerentola a Manhattan”, e non vedo l’ora di parlarne con voi.

Se la mia vita sentimentale fosse paragonabile al mercato immobiliare, posso tranquillamente dire che il mio cuore è in affitto: nessuna stabilità, nessuna certezza, nessun progetto a lungo termine, nessun posto da chiamare casa. Avrei tanto voluto che George fosse casa mia e invece, mi ha dato lo sfratto.
Un cuore in affitto.

Perché tutti dovrebbero leggere Jane Eyre.

TITOLO: Jane Eyre

AUTRICE: Charlotte Brontë

EDIZIONE: Classici Bur deluxe (Rizzoli)

PAGINE: 581

INCIPIT: “Non si poteva proprio andare a passeggio quel giorno. Avevamo già vagato tra gli arbusti spogli per un’ora al mattino; ma dopo cena (Mrs Reed, quando non aveva compagnia, cenava presto) il freddo vento invernale aveva portato con sé nubi così scure, e una pioggia così fitta, che stare all’aria aperta era fuori discussione.”

TRAMA: In una sera nebbiosa, lungo strade impastate di fango, Jane Eyre arriva a Thornfield Hall. Ha diciott’anni e non sa che la sua vita è a una svolta. Orfana, è stata allevata da una zia tutt’altro che amorevole e poi mandata in collegio, dov’è rimasta otto anni, prima come allieva, poi come maestra. Il suo carattere forte e indipendente, lo stesso che le ha fatto guadagnare la fama di ragazzina ribelle durante l’infanzia, l’ha spinta a lasciare le pareti opprimenti di Lowood per cercare lavoro come bambinaia, rispondendo al richiamo del mondo. A Thornfield Hall, Jane si occuperà della piccola Adele, la protetta di Mr Rochester, un uomo sui quarant’anni, tratti duri, aspetto autoritario. Per Jane questa nuova casa è una scuola di vita. Conosce l’indipendenza e una tranquillità mai goduta prima. Ma soprattutto conosce l’amore di Mr Rochester. Un amore travolgente, sensuale e inevitabile fin dal primo incontro: “Se questo estraneo mi avesse sorriso e fosse stato cordiale con me, se avesse respinto la mia proposta di aiuto con allegria e gentilezza, sarei andata per la mia strada e non mi sarei sentita di fare nuove domande: ma il cipiglio e la ruvidezza del viaggiatore mi misero a mio agio; rimasi dov’ero quando mi fece segno di andarmene.” Presto però i sogni di Jane si rivelano impossibili, destinati a farsi soffocare dal passato oscuro di Rochester, quel passato che sempre più forte riecheggia minaccioso…

RECENSIONE: Jane Eyre è un’eroina con la lettera maiuscola.
Conosce l’infelicità fin da piccola quando, dopo aver perso i genitori, viene affidata ad una zia oltremodo cattiva e spietata nei confronti dell’orfanella, la quale veniva messa sempre in secondo piano rispetto ai suoi figli e spesso incolpata di atti commessi da tutti fuorché lei.
Gli eventi traumatici della vita di Jane cominciano a manifestarsi dalla nascita e continuano, se non addirittura peggiorano, quando quest’ultima viene trasferita a Lowood, un collegio retto da un timorato di Dio che pur di seguire il principio della povertà, o forse più probabilmente per risparmiare denaro, lasciava che le alunne morissero di fame. Jane ha vissuto in quel collegio per otto anni, prima come studentessa e poi come insegnante, finché non trovò un lavoro come istitutrice presso Thornfield.
E’ proprio qui che Jane, ormai diciottenne, inizia una nuova vita e conosce Mr Rochester, uomo al quale si sentirà legata fin da subito nonostante i vent’anni di differenza d’età.

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Perché tutti dovrebbero leggere Jane Eyre?
Perché nonostante il libro sia stato scritto nell’800, ci presenta un’eroina letteraria più moderna che mai. Jane non accetta passivamente gli eventi, ma si fa sempre artefice del proprio destino. Fin da piccola comprese che Mrs Reed stava abusando del suo potere trattandola come un piccolo diavolo e punendola in modi terribili, così, senza sottomettersi a quell’ingiustizia, decide di parlare chiaramente con la donna che causava i suoi incubi, sottolineando l’inumanità dei suoi gesti. Nel suo discorso fu talmente schietta e matura da non sembrare più una bambina agli occhi della sua tutrice, ma una donna crudele. Trasferitasi nel collegio Jane ne ha passate tantissime eppure non si è mai arresa, aveva una grande sete di conoscenza, di emanciparsi, di diventare una donna colta e alla fine ci riuscì.
Il rapporto che si instaurò poi con Mr Rochester è uno dei più grandi esempi di come questa donna, nonostante la sua condizione di inferiorità, nonostante la sua bruttezza, non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno. Anche il solo parlare con Janet (così la chiamava Mr Rochester) era un piacere per quell’uomo tanto che voleva sposarla il prima possibile, poiché sapeva che il mondo era pieno di donne più belle, più ricche e con più classe, ma nessuna di quelle era Jane, nessuna di quelle era in grado di intrattenere conversazioni su qualsiasi genere di argomento, nessuna di quelle sapeva tenergli testa e nessuna di quelle poteva offrirgli una compagnia migliore.

Essere insieme è per noi essere al tempo stesso liberi come fossimo soli, e allegri come fossimo in compagnia. Parliamo per tutto il giorno, credo: parlare tra noi è soltanto un modo più vivace e udibile di pensare. Do a lui tutta la mia fiducia, e tutta la sua fiducia è riposta in me; siamo fatti l’uno per l’altra: ne risulta una concordia perfetta.

Quando Mr Rochester le chiese di sposarlo, le offrì tutti i diamanti, le case e i vestiti che possedeva, tuttavia Jane si rifiutò. Con abiti scintillanti e collane di perle non sarebbe più stata se stessa. Allo stesso tempo le scintille dell’amore non avevano offuscato la sua ragione, Jane era pienamente consapevole che il matrimonio non sarebbe stato facile, che forse Mr Rochester si sarebbe scocciato di lei dopo qualche anno, che la fiamma pian piano si sarebbe spenta… per assicurarsi che ciò non avvenisse subito, aveva deciso di combinarne di tutti i colori a quel pover’uomo per attestare se il suo amore fosse puro o meno. Varie vicissitudini poi li hanno divisi, nonostante ciò Jane ha mantenuto il sangue freddo ed è stata sempre coerente con se stessa e con i suoi sentimenti, tanto da rifiutare qualsiasi matrimonio non fosse caratterizzato da un amore tanto grande quanto quello che aveva vissuto con Mr Rochester.

Ma come si conclude la vicenda tra i due? Se volete scoprirlo, fareste bene a leggere questo splendido libro.

Dumbo ha spiccato il volo?

Ieri sera sono finalmente andata a vedere uno tra i film Disney più attesi di sempre, il famoso Dumbo di Tim Burton.
In questi giorni ho letto e sentito pareri molto discordanti e anche numerose critiche, oltre a persone che addirittura credevano gli elefanti fossero reali… Ma prima di qualsiasi commento parliamo un po’ della trama:
Burton ambienta la storia nell’America del 1919, dove in un periodo di guerra la gente cerca sollievo in eventi mondani e spettacoli ricchi di spensieratezza, e quale svago migliore se non la compagnia circense capitanata dallo strambo signor Medici (Danny De Vito)? Ci troviamo fin da subito catapultati nel meraviglioso circo dei fratelli medici nel quale incontriamo alcuni dei personaggi principali, tra cui Holt, appena tornato senza un braccio dalla guerra, e i suoi due figlioletti. Il protagonista del film, però, lo sappiamo, è il piccolo Dumbo, un elefantino dagli occhi azzurri ed orecchie enormi. Queste ultime in un primo momento lo renderanno un fenomeno da baraccone, ma poi con l’aiuto dei due bambini e di una piuma gli permetteranno di volare. La condizione è una sola, Dumbo volerà solo se il circo guadagnerà abbastanza soldi per ricomprare sua madre Jumbo, venduta ad un altro acquirente in quanto considerata pericolosa.
Le peripezie vissute dai protagonisti sono numerose, ma per fortuna gli occhi dolci di Dumbo non fanno distrarre nemmeno per un secondo gli spettatori.

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Prima di poter dare qualsiasi parere è importante sottolineare che si tratta di un remake, la storia di Dumbo non viene ripresa pari pari dal cartone disneyano, ma vengono introdotte nuove tematiche, nuovi personaggi e nuove avventure. Personalmente ho passato metà del film con una morsa allo stomaco perché soffrivo guardando il modo in cui gli animali vengono trattati nel circo. Tim Burton ci ha dato un messaggio importantissimo in questo film: in primo luogo che gli animali dovrebbero vivere nel proprio habitat naturale e in secondo luogo che i circhi, soprattutto nei tempi nostri, potrebbero trovare soluzioni alternative all’esibizione degli animali per far divertire la gente.
Ho amato questo film per la sua trama, per la costruzione dei personaggi, per i costumi, per la scenografia, ma soprattutto perché sono certa che usciti dal cinema, anche gli stessi bambini saranno più consapevoli di quanto avviene nei circhi, negli zoo e in altri luoghi di questo tipo. Sensibilizzare la gente su determinate tematiche è importantissimo sopratutto se si tratta di un gruppo giovanile o comunque in formazione.

Molti hanno detto che Tim Burton non ha spiccato il volo con questo film, ma sicuramente ha permesso a Dumbo di farlo e di questo noi gli saremo sempre grati.

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“A un metro da te”

Carissimi lettori,

qualche giorno fa al cinema è uscito un film splendido intitolato “A un metro da te” che mi ha fatto piangere il cuore talmente tanto che attualmente non me la sento di farne una semplice e schematica recensione.
In linea generale vi dico che in questo film si parla di ragazzi affetti da una malattia terribile, la fibrosi cistica, per la quale passano gran parte della loro, purtroppo breve, vita in ospedale. Tale malattia impedisce ai pazienti di interagire tra loro perché il rischio di contagio è altissimo e mischiarsi batteri porterebbe addirittura alla morte.

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I due protagonisti sono Stella e Will, uno l’opposto dell’altra: lei maniaca dell’ordine e dell’organizzazione, segue la terapia nel minimo dettaglio non tanto per poter continuare a vivere quanto per non portare altro dolore nella vita dei suoi genitori, lui, invece, è un ragazzo disilluso e cinico, cosciente della fine alla quale i malati di fibrosi cistica sono destinati e pronto sempre a sottolineare l’imminenza della sua morte.
I due si conoscono nell’ospedale e dopo un primo momento di stallo, iniziano un’amicizia bellissima e piena di alti e bassi.

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Il problema resta sempre lo stesso, ovvero i due metri di distanza richiesti ai pazienti per evitare il contagio. Nessuno più di Stella e Will mi hanno fatto capire l’importanza che può avere un abbraccio, una carezza, un bacio o anche semplicemente un fugace sfiorarsi. Loro fremono dalla voglia di stare più vicini, ma sono costretti a mantenere una distanza incolmabile, finché Stella non decide di prendersi una rivincita da quella malattia che le sta togliendo tutto. Finalmente è lei a prendersi qualcosa, un metro, la possibilità di stare un metro più vicina al ragazzo che ama.

“Dopo tutto quello che la fibrosi cistica mi ha tolto, ho il diritto di prendermi qualcosa indietro! Un passo, solo un metro più vicini.”

La forza di volontà di questi ragazzi, il modo in cui affrontano la vita e la malattia mi ha fatto riflettere tantissimo sul modo in cui io stessa mi approccio alle mie giornate.
Il finale tragico ve lo lascio immaginare perché se dovete piangere dovete farlo al cinema e non su questa pseudo recensione!

Film consigliato a tutti per imparare ad apprezzare un po’ di più a ciò che si ha, ma soprattutto per capire l’importanza di un abbraccio e sostenere la ricerca di una cura per tante altre malattie terribili che esistono sulla nostra terra.
Se avete visto il film, fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti! 🙂

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Omar Hassan e i pugni che si trasformano in arte.

Buon artedì a tutti lettori,

Come avrete potuto leggere già sul mio profilo instagram, ho creato un giorno della settimana, ovvero il (m)artedì, da dedicare completamente all’arte. L’obiettivo è quello di diffondere un po’ di amore per l’arte e condividere sui social i dipinti e le opere che più ci piacciono. Avete partecipato in tantissimi e non potrei essere più felice di così.

L’artista di cui parliamo oggi è Omar Hassan, l’italo-egiziano che in molti conoscono per la sua liaison con la cantante Nina Zilli. All’età di sette anni l’artista ha scoperto di soffrire di diabete, malattia che lo ha allontanato dall’esercizio fisico della boxe, ma non gli ha impedito di coltivare la sua passione per lo sport unendola a quella per l’arte.
La boxe per lui è una metafora della vita e quale migliore modo di esprimerla se non attraverso l’arte?

 “Siamo tutti pugili che combattono la loro battaglia. Lottiamo, ci fermiamo a riprendere fiato, ma poi dobbiamo tornare a combattere e rialzarci, se andiamo al tappeto. È la vera metafora della vita. Nasce da qui il tentativo di portare un concetto molto profondo all’interno della mia ricerca pittorica”.

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E’ così che nasce la serie Breaking Through, caratterizzata da una serie di live performances nelle quali l’artista colpisce la tela con i suoi guantoni da box tutti ricoperti dei colori dell’arcobaleno. Lui stesso afferma “Non picchio per distruggere, ma per creare”. Così facendo Omar è riuscito a trasformare la sofferenza in colore e i pugni in arte.

Alcune delle sue opere più belle potrete vederle nella galleria d’arte ContiniArtUk nella quale anni fa ho avuto la fortuna di partecipare ad uno stage.
Avete avuto anche voi esperienze lavorative così belle e stimolanti?

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3 film da non perdere al cinema!

Carissimi lettori,
ancora una volta devo scusarmi per l’assenza, purtroppo l’ultimo anno universitario è molto impegnativo e devo ancora riacquisire l’equilibrio tra i miei vari impegni perso durante le vacanze natalizie. Tutto questo studio, però, non mi ha impedito di frequentare il cinema assiduamente come al solito.
Anche se è tardi per vederlo in sala, vi consiglio di recuperare in streaming “Maria regina di Scozia”, film stupendo sulla mia amata Mary Stuart, con le bellissime e bravissime Saoirse Ronan e Margot Robbie.
Al cinema, invece, trovate numerosissimi film candidati agli oscar, tra questi vi consiglio:

  1. La favorita
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    Trama: L’Inghilterra è in guerra contro la Francia. Ciò nonostante, le corse delle anatre e il consumo di ananas vanno per la maggiore. Una fragile regina Anna (Olivia Colman) siede sul trono mentre l’amica intima Lady Sarah Churchill (Rachel Weisz) governa il paese in sua vece e, al tempo stesso, si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana.
    Quando l’affascinante Abigail Masham (Emma Stone) arriva a corte, si fa benvolere da Sarah, che la prende sotto la sua ala protettiva.
    Per Abigail è l’occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail si insinua nella breccia lasciata aperta, diventando la confidente della sovrana. Grazie all’amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno – donna, uomo, politica, coniglio – di intralciarle la strada.
    Questo film è stranissimo, ma l’ho amato dall’inizio alla fine per il cast, per i vestiti, per la scenografia e per gli intrighi di corte (adoro!).
    Durata: 120 min
    Genere: Drammatico, storico
    Regia: Yorgos Lanthimos

  2. Green Book
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    Trama: New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.
    Profumo di OSCAAAAR!
    Durata: 130 min
    Genere: Drammatico
    Regia: Peter Farrelly
  3. Il primo re
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    Trama: I due protagonisti sono Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi), due fratelli gemelli che vivono in pace, allevando le loro pecore. Travolti da una spettacolare piena del fiume Tevere, vengono catturati, assieme ad altri – dai crudeli guerrieri di Alba Longa. Grazie alla loro astuzia e alla loro forza, riescono a fuggire assieme agli altri prigionieri, portando con loro una vestale (Tania Garribba) e il Sacro Fuoco che custodisce. Da quel momento in avanti, con Romolo gravemente ferito, dovranno lottare per la sopravvivenza, attraversando foreste oscure e affrontando feroci nemici e dovranno fare i conti con un Destino divino che metterà i due fratelli di fronte a scelte difficili e a confrontarsi con la loro voglia di esercitare il libero arbitrio. Fino al raggiungimento delle sponde del Tevere, e alla fondazione di una nuova civiltà. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.
    Supportiamo il cinema italiano!
    Durata: 127 min
    Genere: Drammatico
    Regia: Matteo Garrone

    Detto ciò, aspettatevi di tutto in questi giorni perchè sto preparando una sorpresa firmata Gossip Girl. Kiss kiss!