Una ragazza come (tan)te

Ciao amici,

Gli inizi mi hanno sempre spaventata: il primo giorno di scuola, la prima volta dal dentista, la prima guida in tangenziale, persino la prima chiacchierata con un amico nuovo, eppure, nonostante le mie paure, non vedevo l’ora che questa nuova avventura cominciasse.

Innanzitutto mi presento, mi chiamo Pinetta (magari il perché ve lo dico più in là), ho 21 anni e frequento la facoltà di Lettere Moderne all’università Aldo Moro di Bari. Adoro i classici, la pizza, le città tristi e quelle piene di vita, la cultura giapponese, la Disney, i film vecchi, la mia cagnolina Dedé e la luce dei tramonti.

Se mi chiedessero cos’è per me la felicità non esiterei a ripercorrere mentalmente tutte quelle pagine di letteratura che hanno segnato la mia vita, riuscirei quasi a vedere le strade soleggiate di una nuova città da visitare con una canzone dei Beatles o dei Rolling Stones nelle cuffiette e quasi toccherei con mano le opere senza tempo degli artisti che amo. Respiro aria di gioia ogni giorno nel quale mi sveglio e ho la possibilità di sentirmi in qualche modo legata ad un mondo che ha davvero tanto da offrirmi.

L’obiettivo principale di questo blog è, infatti, quello di condividere, con chi di voi ne avrà voglia, la passione per almeno 4 delle cose che ci permettono di svegliarci felici e pieni di speranza ogni giorno: i libri, il cinema, l’arte e i viaggi. Ci saranno rubriche relative a consigli di letture varie ed eventuali, femminismo, serie tv, film della settimana, videoblog di viaggi in giro per il mondo e tante tante altre cose.

Per chi di voi avesse voglia di scoprire un po’ il mondo di una ragazza come tante e condividere con me le proprie passioni, potete iscrivervi al mio blog, seguirmi sulla pagina instagram “Theworldofpini” e restare aggiornati sui miei prossimi post.

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Cosa troverete su Disney Plus.

Oggi la Disney ci ha dato il miglior buongiorno di sempre aprendo una nuova piattaforma, sulla scia di Netflix e Amazon Prime Video, con tutti quanti i film Disney, Pixar, Marvel, Disney Channel…

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In particolare, troverete classici come Cenerentola e Biancaneve, ma anche le ultime uscite, come Frozen, e i vari remake in live action tra cui quello di “Lilli e il vagabondo”. Tra le diverse serie tv di Disney Channel potrete rivedere Hannah Montana, Raven, Phineas e Ferb o Violetta, ma anche fare un passo indietro e rivedervi tutti i film di Winnie The Pooh o dei Muppet. Che dire poi della lista completa dei film Marvel o della serie Star Wars? Disney plus ci offre tutto questo e in più anche numerosi documentari, film bellissimi – Pomi d’ottone e manici di scopa, Quel pazzo venerdì, Genitori in trappola…- e i famosi cortometraggi disney che molto spesso hanno accolto il favore dell’Academy portando a casa diversi oscar. Tutta la nostra infanzia in tv a soli sette euro al mese (a meno che non si scelga l’opzione annuale).

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Ecco qui la lista dei film che voglio vedere/rivedere:

  1. Lilli e il vagabondo
  2. Pocahontas
  3. High school musical
  4. Winnie the pooh
  5. Muppet
  6. Hannah Montana
  7. Raven
  8. Lizzie McGuire
  9. Star wars (per la dodicesima volta)
  10. Tutti i film Marvel (rewatch meritato!)
  11. Phineas e Ferb
  12. La bella e la bestia
  13. Il libro della giungla
  14. Una scatenata dozzina
  15. Sister Act
  16. Garfield
  17. Imagineering, dietro le quinte dei parchi Disney
  18. Un giorno in Disney
  19. Anastasia
  20. Frozen
  21. Rapunzel
  22. La sirenetta
  23. Tutti i documentari Disney nature
  24. X-men
  25. Grosso guaio a River city
  26. Gemelle streghelle
  27. Scrittrice per caso
  28. La famiglia Proud
  29. Grinta sui pattini
  30. Zenon Z 3
  31. Una star in periferia
  32. Grinta sui pattini
  33. Cadet Kelly

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La lista per ora è terminata, ma non appena ne troverò altri vi farò sapere.
E voi cosa guarderete su Disney plus? Ricordatevi che c’è una settimana di prova gratuita per tutti!

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La quarantena ci restituisce il Tempo.

Il mondo sta rallentando: le passeggiate con gli amici, i baci sulle guance, i rumori delle auto in corsa, le stazioni affollate di prima mattina, i viaggi prenotati all’ultimo, le corse quando si è in ritardo all’università… ormai sono solo ricordi che ci sembrano lontanissimi.

All’appello dei politici, dei medici e delle star italiane di restare a casa, ognuno ha reagito in maniera differente. C’è chi ha pensato subito al fidanzato lontano, chi dovrà rinunciare alle corse nei parchi, chi non potrà vedere i propri nonni per molto tempo, chi non riesce a vivere senza il caffè delle 15:30… Sembra una vera e propria tragedia il non poter uscire di casa, invece non ci rendiamo conto che è solo un’opportunità. Chiaramente non mi rivolgo a chi lavora o a chi è in una situazione disperata, ma solo a tutti i ragazzi che con le università chiuse e i bar vuoti non sanno come indirizzare la propria vita. E sapete perché questo accade? Probabilmente perché da quando siete nati fino ad oggi non vi siete fermati un istante. Non avete avuto il tempo materiale di scendere a patti con voi stessi e conoscervi davvero. E del resto come biasimarvi?! Dall’inizio dell’asilo in poi è tutta una corsa verso il conseguimento del diploma, poi della laurea e infine del lavoro.

“Non hai il tempo di fare le cose per bene, devi farle e basta” è una frase che mi sono sentita dire spesso in questi ventitré anni. Ho sentito dire anche: “Perché hai scelto quell’università, che prospettive di lavoro hai? Non è il tempo giusto per fare scelte azzardate”. Io l’ho fatto, ho perso tempo. C’è chi direbbe un anno, chi due, chi – invece – direbbe che non ho perso nemmeno un secondo della mia esistenza perché ho avuto il coraggio di vivere appieno ogni attimo. Comunque sia andata, il tempo mi insegue.

Tempo, tempo, tempo. Siamo nati dentro una spirale dalla quale uscire sembra impossibile. Un’intera società che ti impone di continuare ad andare e di andare veloce anche. Sempre, anche quando non stai bene, anche quando non ce la fai, anche quando non vuoi. “Sbrigati, ci sono miliardi di persone più brave di te nel mondo, se vai piano verrai surclassato”. Poi, improvvisamente, c’è una tragedia più grande della nostra severa società, più grande di noi e, probabilmente, più grande del tempo stesso.

E allora che succede? Improvvisamente ci viene restituito tutto quel tempo che ci hanno rubato alla nascita. E’ poco anche questa volta, ma ognuno di noi è troppo preso dal proprio dramma, personale o universale che sia, da rendersi conto del dono prezioso che abbiamo avuto e quindi ci sembra un tempo infinito, circolare, ripetitivo. Un tempo che non riusciamo a sfruttare al meglio perché vorremmo uscire, vorremo affollare i bar, viaggiare, sciare, abbracciare gli amici e invece siamo costretti a conoscere noi stessi.
Nemmeno i social riescono a distrarci perché non puoi stare 24/24h su instagram o facebook. La cosa ci spaventa, ma non lo diciamo per non essere presi per pazzi. Non lo diciamo neanche a noi stessi, ma il problema è esattamente questo: cosa posso fare da solo con me stesso per un mese?

Non ho una risposta diversa rispetto alle solite: “Guarda un bel film, sperimenta una nuova ricetta, metti in ordine gli armadi, studia, leggi un bel libro” perché mi rendo conto che anche queste attività possono venire a noia dopo un po’ e allora sapete che vi dico? Da oggi voglio godermi questa noia, voglio scoprire cosa amo di più, quali sono i miei sogni nel cassetto, voglio parlare con mia madre e mio padre, voglio accarezzare dieci volte di più il mio cane, voglio scrivere come mi sento sul mio diario e dedicarmi a tutto ciò che non avevo il tempo di fare prima. Perché adesso quel tempo ce l’ho e anche restare seduta a fissare il soffitto e pensare mi aiuterà e sapete perché? I nostri pensieri si spostano sempre, inequivocabilmente verso ciò che amiamo e tante volte, in assenza del famoso tempo, non siamo nemmeno in grado di ascoltare noi stessi e capire chi siamo e cosa vogliamo.

Il mondo non si è fermato, non ci siamo fermati noi e non si fermerà nemmeno il tempo. Il mondo sta rallentano e, ad un ritmo sempre più lento, ci sta dimostrando come “il cattivo” cambi sempre faccia, come si possa essere razzisti anche nei confronti degli stessi italiani, come ci si possa adeguare a dei comportamenti più rispettosi nei confronti degli altri e della natura, come ci si possa sentire una piccola parte del tutto, come anche la distanza di un metro e mezzo possa far male, come siamo piccoli rispetto a tutto il resto e come siamo grandi se facciamo fronte comune.

Il mondo rallenta e piano piano riprende a respirare. Noi respiriamo con lui.
Piano piano guarirà. Piano piano guariremo anche noi.

Locke and key, tra chiavi magiche e vita adolescenziale.

La Serie tv tratta dalle graphic novel del figlio di Stephen King, Joe Hill, prometteva bene fin dall’inizio grazie al celebre nome del suo autore, tuttavia non credevo mi avrebbe conquistata in questo modo.

A seguito della morte di Rendell – padre di Bode, Kinsey e Tyler – la famiglia Locke si trasferisce nella Key house, dimora di famiglia celebre per essere al centro di una serie di superstizioni. Di fatto, la Key house, viene conosciuta da tutti come una casa infestata. Qualcosa di particolare in quella casa c’è e sarà il più piccolo dei Locke il primo a sentire le chiavi bisbigliare per essere trovate.

Sebbene la Serie tv firmata Netflix perda quel lato horror presente nelle graphic novel e si avvicini di più al racconto di come degli adolescenti affrontano una situazione paranormale, questa storia è in grado di catturare il pubblico proprio grazie alla potenza fascinosa di quelle chiavi. Ci sono chiavi di tutti i tipi, ma la più interessante è la Chiave-testa, grazia alla quale chi la trova può entrare nella propria testa e frugare tra ricordi, paure, traumi e momenti felici. La testa di ciascuno dei protagonisti assume forme differenti ed interessanti, da un centro commerciale ad una scuola d’infanzia, tanto che io stessa mi sono domandata che forma avrebbe la mia testa… probabilmente sarebbe una libreria!

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In questa serie c’è tutto: c’è la magia, la paura, l’amicizia, l’amore, i cattivi, i colpi di scena, la fantasia… sembra non mancare nulla, eppure mi sento insoddisfatta per quanto riguarda lo sviluppo delle tematiche famigliari. In diverse parti della serie vengono a galla alcuni argomenti importanti relativi al nucleo famigliare, come il difficile rapporto tra Kinsey e la madre, la quale è assente nella maggior parte dei suoi ricordi come riesce a notare lei stessa tramite la Chiave-testa, l’alcolismo di Nina (madre dei tre ragazzi), l’atteggiamento burbero di Tyler… sembra quasi che venga data poca importanza ad eventi che, rappresentati nella maggior parte dei casi tramite flashback, lasciano il tempo che trovano nello spazio della serie. Tutto ciò è un grande peccato perché dimostra come il potenziale emotivo di questa serie non sia stato sfruttato a dovere, non ho provato nessuna empatia nei confronti di Kinsey, ma credo che se avessero sviluppato maggiormente il suo rapporto con la madre e, soprattutto, quello con la sua paura, le cose sarebbero andate diversamente.

In conclusione, la serie mi è piaciuta tantissimo nonostante alcune lacune dal punto di vista emotivo, quindi non vedo l’ora che esca la seconda stagione nella speranza che le caratteristiche dei singoli personaggi e le loro vicende personali vengano sviluppate in maniera più chiara.

Voi cosa ne pensate?

5 Serie Tv da non perdere su Amazon Prime

Tramite i sondaggi fatti oggi su instagram, ho notato con dispiacere che molti di voi non sfruttano a dovere Amazon Prime Video. Addirittura alcuni, pur usufruendo di Amazon Prime per le spedizioni e – di conseguenza – avendo Prime Video incluso nel prezzo, guardano le Serie Tv solo su Netflix. Avete minimamente idea di quale mondo magico vi state perdendo? Io credo di no, ecco perché voglio indicarvi cinque serie tv che vi faranno venir voglia di utilizzare al meglio il vostro tempo!

  1. FLEABAG
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    La giovane caotica Fleabag ama guardare il porno, dorme con ogni uomo che le si avvicina e scruta la vita di Londra, mentre cerca di affrontare una tragedia recente.
    Questa Serie tv vi farà letteralmente morire dal ridere grazie all’umorismo noir della protagonista che sulla scena non ha rivali grazie alla sua autoironia e alla sua capacità di coinvolgere lo spettatore, rivolgendosi spesso alla telecamera.
    Una delle mie serie tv preferite in assoluto!

  2. THE MARVELOUS MRS MAISEL

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    The Marvelous Mrs Maisel narra l’avvincente storia di una donna Midge Maisel – un tempo casalinga e moglie perfetta – che, nel pieno degli anni ’60, viene tradita dal marito ed è costretta a chiedere il divorzio provocando la delusione dei suoi genitori che avrebbero voluto che lei fosse la tipica donna da “matrimonio perfetto”. Midge, in breve tempo scopre una nuova passione: vuole fare la comica ed esibirsi in pubblico raccontando le scene di vita quotidiane da lei vissute in prima persona. Ma come la prenderanno la sua famiglia e il suo ex marito?

    Una serie tv brillante e piena di feminist power!

  3. THE LAST TYCOON

    TheLastTycoon

    “Hollywood, 1936. In un mondo oscurato dalla Grande Depressione e dall’influenza crescente della Germania nazista di Adolf Hitler, l’affascinante Monroe Stahr, dirigente impetuoso e di talento in uno dei maggiori studi di produzione, è in cerca del suo posto nell’industria cinematografica e nel mondo. Così facendo, Stahr si ritrova coinvolto in una guerra di potere con il suo capo e mentore Pat Brady, il quale non ha alcuna intenzione di ricadere nella miseria ed è determinato a fare in modo che il suo studio abbia successo, a qualsiasi costo. Quando una giovane irlandese attira la sua attenzione, l’incontro potrebbe dare a Stahr la spinta di cui ha bisogno per portare sullo schermo quel film importante e di successo che lancerebbe definitivamente la sua carriera. Nel frattempo, Brady si sforza di tenere la nipote Cecelia lontana dal mondo del cinema, ma lei non riesce a sfuggire al fascino dello show business.”

    Tratta dall’ultimo romanzo dello scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald, Gli ultimi fuochi, questa serie ha una carica emotiva non indifferente ed è capace di conquistare gli spettatori con una scenografia da sogno, attori brillanti e la presenza del cinema come protagonista.
    Fan di Lily Collins a rapporto! Lei qui è stupenda.

  4. THE MAN IN THE HIGH CASTLE

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    “In seguito alla sconfitta degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, la Germania e il Giappone si scontrano in un conflitto senza esclusione di colpi, causando gravi conseguenze per entrambe le fazioni”

    Questa serie tv è l’adattamento televisivo del famoso romanzo di Philip K. Dick La svastica sul sole, pubblicato nel 1962. Sono della scuola di pensiero per cui non si possa in alcun modo spiegare o raccontare questa serie tv: guardate il primo episodio e innamoratevi!

  5. THE BOYS

    the boys

    “Cosa succederebbe, dunque, se usassero i propri poteri e il proprio status per corrompere le autorità, scendere a patti con aziende di poco rispetto o perpetrare abusi di ogni tipo? Servirebbe qualcuno per tenerli a bada. Ed è qui che entrano in gioco i Boys, un gruppo di guardiani riunitisi per contrastare i Seven, i sette supereroi pagati dall’agenzia multimiliardaria Vought International.”

    The boys è una rilettura molto interessante delle vicende dei supereroi. E’ una serie molto divertente e accattivante che ha conquistato quasi tutti. Dico quasi perchè io non sono esattamente tra quei “tutti”, tuttavia mi rendo conto delle potenzialità della trama e quindi la consiglio agli amanti dei film / fumetti sui supereroi!

Joker: tra critica sociale, senso dell’abbandono e follia.

Cari lettori,
ieri sera al cinema ho visto uno dei film più belli degli ultimi tempi.
Quanti tra di voi hanno amato il cattivo dai capelli verdi ancor di più del cavaliere oscuro? Vi siete mai chiesti il perché? Beh, se lo avete fatto troverete una risposta soltanto guardando il nuovo film di Todd Philips.

Il ruolo di Arthur Fleck sembra essere stato cucito su misura per Joaquin Phoenix che qui sembra svolgere il ruolo più brillante di tutta la sua carriera. In questa rilettura del “mito” di Joker non ci troviamo subito difronte ad un folle megalomane, ma semplicemente difronte ad un uomo che soffre di disturbi psichici vari, tra i quali una sonora risata da pazzo che esplode nei momenti meno opportuni e che lo porta spesso ad essere vittima di episodi di bullismo. Arthur è un uomo comune, con pochi soldi in tasca e moltissime pillole da ingerire per andare avanti. Vive con sua madre, nonché la sua unica amica, sogna di fare il comico in uno show televisivo e per racimolare soldi fa parte di una compagnia di animatori che si travestono da pagliacci.

Questo film ci pone davanti un’immensa critica sociale, mostrandoci la casa diroccata in cui Arthur e la madre sono costretti a vivere, rivelandoci come i tagli che vengono effettuati dallo stato sulla sanità lascino completamente allo sbaraglio chi non può permettersi di cure in edifici privati, ma soprattutto dimostrandoci quanto il popolo riesca a sentirsi più vicino ad un killer truccato da pagliaccio piuttosto che ad un sindaco milionario che promette prosperità ai poveri e poi li lascia in balia di loro stessi.

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Per gran parte del film Arthur è il personaggio con il quale è piu facile empatizzare, tanto che quasi viene spontaneo giustificare alcuni dei suoi omicidi come il frutto dell’esasperazione di un uomo che la società continuava a calpestare senza nemmeno accorgersene. E quando ha iniziato a notarlo Gotham City? Esattamente quando lui ha compiuto la sua ultima spinta verso la follia. Sì, proprio come avviene con la gravità.

Gotham City si divide tra chi lo vuole morto e chi lo esalta come un fomentatore di masse. Il nuovo Arthur dai capelli tinti di verde, un sorriso folle e il nome d’arte di Joker affibbiatogli da chi lo prendeva in giro, conduce una nuova danza i cui passi vengono emulati da uomini che nella sua folle cattiveria ci trovano un ché di geniale ed emblematico.

Che vi piacciano o meno le storie degli antieroi non conta, perché questo film tratta tutt’altro. Esso tratta il senso dell’abbandono di chi si ritrova a vivere in una società che non lo compatisce e non lo rappresenta, il senso di ribellione di chi vuole sfuggire a delle regole che non sa riconoscere, la tristezza di un “figlio di nessuno”, il timore nei confronti di ciò che si è quando anche noi stessi non siamo in grado di capirlo e, dunque, di capirci, la rabbia nei confronti di una madre che, seppur inconsapevolmente, ha reso la vita di suo figlio un’immensa bugia e, infine, la più incontrollabile e irrefrenabile malattia della follia che si insinua piano piano nella nostra mente e non la abbandona più.

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Recensione: “Un giorno perfetto per innamorarsi” di Anna Premoli

Titolo: Un giorno perfetto per innamorarsi

Autrice: Anna Premoli

Editore: Newton Compton

Genere: Contemporary romance

Pagine: 318

Trama: Kayla è un’amante della frenetica vita newyorkese. Ma quando il lavoro la porta in Arkansas un inaspettato regalo la attende: si chiama Grey, ed è un uomo molto, molto misterioso…

Kayla Davis è una vera donna “metropolitana”. Della Grande Mela ama tutto, anche il traffico, il caos e la folla multicolore. Nota per il suo sarcasmo e le sue relazioni mordi e fuggi, nella vita vorrebbe diventare un’affermata giornalista, ma nel frattempo si accontenta di scrivere recensioni dei posti più cool della città. L’occasione di fare il salto si presenta sotto forma di trasferimento in un centro rurale dell’Arkansas, zona diventata improvvisamente famosa a causa delle controverse concessioni per i giacimenti di gas. Kayla, che è nata da quelle parti, ma sperava di non doverci più tornare, abbandona l’amata New York e ce la mette tutta per inserirsi nella vita della piccola cittadina. L’impresa, però, è molto più difficile di quanto si sarebbe aspettata e l’incarico che le hanno affidato richiederebbe la massima concentrazione e lucidità. A ingarbugliare ancora di più i fili della sua nuova vita ci si mette anche l’imprevista comparsa di un certo Grey…Ce la farà Kayla a dimostrare quanto vale? E, soprattutto, riuscirà a non lasciare il suo cuore in Arkansas?

 

Commento: L’ironia di Kayla, una protagonista badass che sa il fatto suo e sa perfettamente difendere la sua posizione di donna, mi ha fatto ridere a crepapelle dalla prima all’ultima pagina. Ho amato l’ambientazione nelle campagne dell’Arkansas, le fughe tra i boschi con il tacco dodici color blu elettrico, il razzismo nei confronti delle camicie di flanella, la grande amicizia che lega la protagonista ad Amalia, sua migliore amica nonché suo opposto, ma soprattutto ho ovviamente amato la storia d’amore tra Kayla e Greyson. Paradossalmente non ci ho trovato nulla di troppo scontato, Greyson è a tutti gli effetti un uomo fuori dal comune, uno di quelli che Anna Premoli ha plasmato apposta per farci desiderare di prendere il primo biglietto di sola andata per Heber Springs.
Insomma, una giornalista newyorkese che abbina scarpe e borse di colori assurdi alla ricerca di storielle da “una botta e via”, un sindaco in astinenza da tre anni per partito preso a seguito del suo terribile divorzio, una zia dai capelli blu e una rubrica sulle innumerevoli sventure vissute in Arkansas da Kayla… siete proprio sicuri di volervi negare la lettura di un libro così bello?

PS: Se per caso non vi avessi ancora convinti, a quanto pare Greyson è il sosia di Ryan Gosling. Così, tanto per dire!

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Gli amori infiniti: è giusto rincorrersi per tutta la vita?

Buongiorno lettori,
ieri mi sono dedicata alla lettura di un manga stupendo intitolato “5 cm al secondo” che parla di due bambini delle elementari, Akari e Takaki, che si conoscono a scuola e poi, avendo in comune l’hobby della lettura, diventano molto amici. Un giorno purtroppo Akari scopre di doversi trasferire in una città distante tre ore da Tokyo e i due sono costretti ad accettare l’idea di vivere una vita intera lontani dal proprio amore.
Si rincontrano soltanto una volta prima che anche Takaki cambi città e in quella sera del 4 marzo, i due si scambiano una promessa silenziosa, quella di amarsi per il resto della loro vita. Una promessa che Takaki non dimenticherà mai.

Possono passare anni, puoi cambiare mille città, iscriverti a corsi di calcio, surf, tiro con l’arco, farti nuovi amici, tenerti impegnato con lo studio, pensare al tuo futuro, conoscere persone nuove… puoi persino avere altre relazioni sentimentali, ma finché il tuo cuore continuerà a fissare un punto lontanissimo, non ti renderai mai conto di quello che hai davanti a te. E’ stato così per Takaki, ha vissuto una vita a metà, intrecciando rapporti nei quali non metteva nemmeno una minima parte di se stesso, creando un muro che lo divideva dal resto del mondo, vivendo nella consapevolezza che solo una persona avrebbe potuto salvarlo. Una persona che però non sarebbe mai tornata.
Così, Takaki ha continuato a vivere nel passato, creando attorno a sé dei vuoti incolmabili nei quali le persone che provavano ad avvicinarglisi, inevitabilmente cadevano. Vivere nel passato ci fa soffrire, non ci permette di apprezzare ciò che di bello abbiamo affianco a noi, ci fa gustare la nostra esistenza sulla terra soltanto a metà.
Poco prima di sposarsi con un altro uomo, Akari riapre una scatola nella quale conservava tutti i suoi ricordi e ci trova la lettera che da bambina aveva scritto per Takaki, ma che non aveva mai consegnato. Guardando quella lettera gli occhi di Akari sembrano quasi voler dire “Perdonami Takaki per non aver rischiato”. Ormai, però, è troppo tardi, il matrimonio si avvicina e i contorni del volto di Takaki si fanno sempre più confusi nella sua memoria.

Takaki, dopo tre anni in una relazione sterile, confessa alla sua fidanzata i sentimenti che tutt’ora prova per quella ragazza che aveva conosciuto alle elementari. Sentimenti, finora inespressi, che lo avevano tenuto prigioniero di se stesso.
Una relazione finisce così, con una donna che capisce che non potrà mai essere ricambiata da un uomo che vive nel passato.

Ma qual è la migliore soluzione per Takaki, fidanzarsi finalmente con Kanae, la ragazza che lo stava aspettando da anni? Siamo sicuri che riuscirà mai a stare bene con qualcuno che non sia Akari?

Il destino a volte sembra prendersi gioco di noi mettendo sui nostri passi qualcuno che inevitabilmente prima o poi dovrà continuare il suo percorso altrove. Qualcuno con cui condividiamo solo una breve tratta, ma guarda caso proprio quella che resterà per sempre impressa nel nostro cuore. Cosa fare allora se incontriamo l’amore della nostra vita e lo perdiamo in un soffio di vento? Creare una barriera che ci divida dal resto del mondo come ha fatto Takaki o cercare di vivere lo stesso come ha fatto Akari?

Alla fine di questa triste storia, chi potrà dirsi realmente felice?
Forse soltanto colui che ha avuto il coraggio di rischiare, la capacità di restare integro e la pazienza di aspettare fino all’ultimo, perché potrà infine andare avanti con la propria vita senza avere rimpianti.

Eppure io continuo a credere che un giorno si rincontreranno di nuovo…

… e neanche quel giorno sarà quello giusto perché certi amori il destino li desidera e al tempo stesso li ostacola.

Certi amori fanno paura persino a lui.